Immortals (2011) – 27 aprile 2015 su Rai4 alle 21:10

Immortals (2011) di Tarsem

Dopo averci inquietato con l’incubo reale di The Cell (2000) e dopo averci incantato con il dolcissimo The Fall (2006), il regista indiano più hollywoodiano in assoluto, Tarsem ci trasporta nel mondo mitologico dell’antica Grecia con questo Kolossal contemporaneo: Immortals, prodotto da Gianni Nunnari e Mark Canton, già produttori di 300 (2006). Indiano di nascita, ma fortunatamente di buona famiglia, Tarsem ha potuto laurearsi all’Art Center College of Design di Pasadena, California, dove ha sviluppato la sua vena artistica in modo prettamente hollywoodiano piuttosto che bollywoodiano; anche se il suo sangue indiano non si è poi fatto annacquare più di tanto dalla conformistica americanità californiana. Infatti, nonostante i suoi studi occidentali, la sua esoticità si è sempre imposta con fermezza in tutti i suoi lavori, plasmando la sua arte in modo unico e affascinante. I suoi lavori sono pervasi da un sublime senso estetico che fa da cardine a tutte le sue pellicole; che siano thriller fantascientifici, commedie fantastiche o epici kolossal, il marchio di fabbrica di Tarsem è questo senso del bello che sovrasta ogni cosa, amplificando la trama e completandone i personaggi.

Tutte le anime degli uomini sono immortali, ma le anime dei giusti sono immortali e divine. Questa citazione da Socrate apre il film che inizia con un sogno, una visione da parte della Sibilla Fedra, nella quale la donna vede il re Iperione liberare i Titani grazie all’arco di Epiro. Prima della nascita degli uomini gli Immortali si fecero battaglia fra loro per stabilire chi dovesse essere il loro Re, Zeus vinse la battaglia e con i suoi seguaci si stabilì sul monte Olimpo ed essi si proclamarono Dei, mentre gli sconfitti, i Titani, furono imprigionati nel Monte Tartaro. E’ in questa battaglia che Epiro perse la vita e anche il suo magico arco. Per la stra grande maggioranza degli elleni questi miti non sono leggende, ma storie vere e proprie; per molti ma non per Teseo, giovane contadino miscredente senza padre e da tutti ritenuto bastardo, che vive con la madre in un piccolo villaggio arroccato. Egli è stato cresciuto da un vecchio, che è in realtà il Re degli Dei Zeus, camuffato perchè a tutti gli Dei è proibito mostrarsi in forma divina agli uomini. Zeus ha voluto crescere fin da piccolo il giovane Teseo in quanto lo ritiene uomo senza paura, per il quale egli nutre una forte stima. La sete di gloria di Iperione, che sta conquistando tutta la Grecia grazie ad una schiera infinita di uomini deturpati, mascherati e senza paura, alla ricerca del famigerato arco di Epiro, fa incrociare le strade della giovane Sibilla scappata alla cattura di Iperione attraverso numerose peripezie, e quella del giovane Teseo, divenuto prima schiavo di Iperione, il quale gli ha ucciso la madre, e poi ribelle fuggitivo insieme a un paio di compagni e alla bella Sibilla. Grazie alle visioni di Fedra e all’intervento fuori dalle regole degli Dei, Teseo riesce ad arrivare al Monte Tartaro per combattere contro il perfido Iperione, ma la sua non sarà l’unica battaglia: anche gli Dei si sono rivelati nuovamente, per far fronte all’esercito di Titani liberati da Iperione. Le due battaglie, seppure molto diverse, sono accomunate dal premio finale: l’immortalità.

Dopo The Fall, un film tanto dolce quanto straordinariamente bello visivamente, girato in svariate parti del globo, ma per il quale il regista non ha usato alcun tipo di post-produzione, ecco che con questo mitologico kolossal dell’era contemporanea Tarsem ha potuto sbizzarrirsi fra effetti speciali e post-produzione molto più che avanzata. Il livello estetico del regista, già altissimo grazie a numerosi collaboratori d’eccezione, come la mitica costumista giapponese Eiko Ishioka, si è potuto esprimere appieno in un esplosione di sfarzo al limite del kitsch. La visione del regista della mitologia greca è assolutamente unica: seppure fedele alle leggende elleniche molte sono le innovazioni apportate all’antica mitologia, come il filo di Arianna, che diventa il sangue che sgorga dalla caviglia di Teseo; o il Minotauro, che altri non è che un gigantesco uomo dell’esercito di Iperione con un elmo a forma di testa di toro; o ancora la spietatezza di Zeus, che è in realtà solo giustizia e fermezza. Poco, pochissimo rimane della grecità classica: sono sparite le classiche colonne così notoriamente associate a questa cultura, le toghe hanno un non so ché di esotico quasi tendente all’islamico, e gli Dei non si muniscono di elementi naturali come armi e non sono impassibili alle sofferenze degli uomini. Ma ancora molto, moltissimo resta della famosa Grecia ellenica: i miti e le leggende, anche se rivisitati; le immense statue di una bellezza anatomica; e la tragica violenza qui portata quasi al limite, fra scene splatter e rivisitazioni che estremizzano perfino certi miti già abbastanza cruenti.

Un adattamento unico della mitologia greca, così irriverente eppure assolutamente rispettoso, con un cast eccelso tra cui Henry Cavill, Mickey Rourke, Freida Pinto e Luke Evans. Da non perdere!

Buona visione e.. tenete gli occhi aperti!

 

 

 

 

Il caso Thomas Crawford (2007) – 2 marzo 2015 su Iris alle 21:00

Il caso Thomas Crawford

Due grandissimi attori di due generazioni distanti eppure così unite, Anthony Hopkins classe 1937 e Ryan Gosling classe 1980, sono i protagonisti di questo legal drama firmato Gregory Hoblit.

Questa pellicola è uno dei migliori film del grandissimo attore britannico, noto per i suoi ruoli quasi sempre legati a personaggi tanto geniali quanto pazzi: come il dottor Hannibal Lecter, il sanguinario Tito Andronico, il dottor Kellogg, Pablo Picasso e perfino il diavolo. Personaggi di un certo spessore, che avrebbero fatto tremare le ginocchia a qualsiasi attore, ma non ad Hopkins, che ha sempre voluto mettersi alla prova accettando ruoli sempre più al limite dello straordinario. Ed anche in questo film il suo personaggio non è da meno.

Gosling, al contrario, è stato legato per molti anni al giovane Hercules della serie tv Young Hercules, che voleva essere una sorta di prequel simpatico della più nota serie degli anni 90, Hercules. Ma presto, già nel 2001, si fa notare grazie al suo ruolo da protagonista (a soli 21 anni), nel film biografico The Believer, dove interpreta il neonazista skinhead Daniel Burros. Susseguono film più o meno di qualità, costantemente alternati però da capolavori, come Formula per un delitto, Il delitto Fitzgerald e Stay – Nel labirinto della mente, fino ad arrivare agli anni ’10 dove Gosling è riuscito ad avere un ruolo quasi fondamentale nella contemporanea cinematografia lavorando con registi quali Derek Cianfrance, Nicolas Winding Refn e George Clooney.

Thomas Crawford è un ingegnere aeronautico che sembra avere tutto, ma, dopo aver scoperto la relazione segreta della moglie, attua un piano criminale per farla fuori e farla franca. Infatti, anche se inizialmente l’uomo sembra fuori di sé, e tenta di uccidere sua moglie senza farsi troppi problemi, in realtà prima di agire ha pensato ad un piano molto ben costituito e senza neanche una falla, per uscire dall’incriminazione senza nemmeno un capo d’accuso a suo carico. Del resto l’amante della moglie è un detective della omicidi, per cui l’uomo si sente perfettamente al sicuro e crede il suo piano infallibile, anche se una nota negativa, il suo piano, ce l’ha: la moglie riesce a sopravvivere alle ferite da arma da fuoco, anche se rimane in coma. L’avvocato chiamato a prendere le parti della moglie in fin di vita è un giovane rampante in procinto di trasferirsi dagli uffici del procuratore ad uno studio legale di alto prestigio. Essendo il suo ultimo caso dell’ufficio del procuratore ed essendo palesemente chiuso a sfavore del marito che ha anche confessato tutto, Willy Beachum decide di occuparsene. Purtroppo per lui, però, anche se Crawford ha confessato ed anche se la presunta pistola del crimine è stata recuperata, ogni singola prova ed anche la stessa confessione del semi omicida non sembrano avere fondamento ed il caso diventa sempre più intricato e sempre più a favore dell’ingegnere criminale. Seppure molto complicato Crawford tenta di rendere il suo processo sempre più una pagliacciata, cominciando con il difendersi da solo, arrivando perfino a fare la figura dello stupido, ma invece ogni sua piccola mossa è stata programmata perfettamente. La trasformazione dell’avvocato Beachum da giovane arrivista ad avvocato tutto d’un pezzo si sviluppa di pari passo a quella di Crawford da tranquillo ingegnere aeronautico a freddo e calcolatore assassino, in una corsa alla verità che sembra non avere un lieto fino, ma che la coscienza appena risvegliata di Willy, unita alla voglia di incriminare Crawford, riescono a raggiungere.

Un thriller senza pari, angoscioso e ricco di colpi di scena, interpretato e diretto magistralmente. Da vedere!

Buona visione e.. tenete gli occhi aperti!

Secret Window (2004) – 24 febbraio 2015 su LaEffe alle 21.00

Secret Window (2004)

Uno degli scrittori più proficui di sempre, nonché lo scrittore più sfruttato a livello cinematografico (forse addirittura più di Shakespeare): Stephen King. Se si va a sbirciare la sua bibliografia c’è da rimanere a bocca aperta, quest’uomo non può avere una vita sociale: eppure ce l’ha! Di certo non troppo umano, ma senza dubbio con un talento da fare invidia a qualsiasi scrittore contemporanea, King ha dato vita a personaggi e situazioni fin troppo originali per rimanere impresse solo sulla carta. Da Carrie (il suo primo romanzo, inizialmente rifiutato da molte case editrici) da cui è stato tratto un cult di De Palma e poi addirittura un remake freschissimo, dello scorso anno; fino ad altri, altrettanti cult come Shining, It, Pet Sematary, Misery e Cuori in Atlantide. Davvero, solo una piccola percentuale fra i suoi romanzi e racconti ha tenuto le distanze dal grande schermo.

Il suo racconto, Finestra Segreta, Giardino Segreto (1990) non poteva finire in mani migliori di quelle di David Koepp. Più sceneggiatore che regista, Koepp sembra la persona ideale per prendere in mano un romanzo di King e farne un film, infatti, il risultato è davvero egregio. Il regista di film più recenti come Senza Freni e il comico Ghost Town ha davvero preso una svolta con questo capolavoro del thriller psicologico. Aiutato sicuramente da due interpretazioni magistrali, quella del protagonista Johnny Depp ed anche della spalla John Turturro, Koepp ha fatto un lavoro sul testo brillante ed ha trasposto su pellicola ogni singola angoscia ed ogni singola inquietudine e frustrazione che il personaggio di King prova.

Depp è uno scrittore depresso a causa della scoperta del tradimento della moglie, che lo porta a rintanarsi su di una casa sperduta vicino ad un lago. Dopo sei mesi dalla scoperta bussa alla sua porta uno sconosciuto con un cappello nero. Viene dal Mississippi e gli dice senza mezzi termini che lui gli ha rubato una storia. Ovviamente Mort Rainey (il personaggio di Depp) non crede ad una sola parola di ciò che gli rivela John Shooter (Turturro), ma dopo aver letto il suo manoscritto si ricrede, e pensa al plagio più ai suoi danni che il contrario. Da questo momento in avanti Mort crede di essere vittima di un folle maniaco che lo ha preso di mira, ed inizia a sospettare anche del nuovo uomo della sua quasi-ex-moglie. La donna è ancora attaccata a Mort, anche se non lo ama più, però è stufa di dover aspettare ancora per avere le carte del divorzio, così i due sono in una situazione in bilico fra amore e odio.

Con l’aiuto del suo avvocato, Mort tenta di stanare lo stalker, ma l’uomo sembra un fantasma e nessuno riesce a beccarlo. Soltanto Mort se lo ritrova dappertutto, nei posti più nascosti ed isolati. L’uomo vuole soltanto che lo scrittore finisca la sua storia nel modo giusto, infatti quando ha pubblicato il suo racconto non lo ha concluso allo stesso modo di Shooter, e cioè con l’assassino per mano del protagonista di sua moglie. Ma un giorno la violenza e l’impazienza di Shooter perdono il controllo e l’uomo uccide sia l’avvocato di Mort che l’unico uomo che lo ha visto insieme a Shooter il quale lo costringe a sbarazzarsi lui dei corpi in quanto sono stati uccisi con dei suoi attrezzi da lavoro. La situazione è sempre più angosciante, ma più ripensa al finale del racconto di Shooter, più Mort pensa che sia davvero ben scritto, un ottimo finale. Quando indossa il cappello di Shooter, ritrovato sul ciglio della sua porta, Mort inizia a ripensare a tutti gli avvenimenti collegati al suo stalker e la sua coscienza lo porta a capire tutta la situazione, fino a fargli comprendere appieno il finale della storia ed anche della sua relazione.

Da una burtoniana mai riabilitata come sono, posso comunque affermare, senza pesi sulla coscienza, che questo film con Depp è uno dei suoi film miglior in assoluto, che entra dritto, dritto nella Top 3. Assolutamente da non perdere se non lo avete visto, e da rivedere se lo avete già fatto, perchè con King e Depp ogni volta è sempre la prima!

Buona visione e.. Non mangiate troppe pannocchie.

Mangia, prega, ama (2010) – 10 novembre 2014 su Cielo alle 21:10

Conosciamo Ryan Murphy per molte cose stupende, come American Horror Story, e per altre molto meno entusiasmanti, come Glee; e questo film tratto da un romanzo di Elizabeth Gilbert è sicuramente una delle cose stupende che Murphy ci ha regalato. Il romanzo omonimo che ha ispirato questo bellissimo film con Julia Roberts è in realtà un’autobiografia della scrittrice, dove racconta di come la sua vita è cambiata dopo la sua separazione con il marito e la decisione di prendere il volo per imbarcarsi in un viaggio lungo un anno, attraverso tre paesi molto diversi, eppure molto simili: l’Italia, l’India e l’Indonesia. Mangia, prega, ama è il titolo del romanzo come del film, ma è anche ciò che Liz impara a fare durante questi tre viaggi, che diverranno in realtà tre step di vita che la aiuteranno a vivere veramente, una vita felice, in bilico fra Io e Dio.

Elizabeth, Liz, è una scrittrice che si trova in Indonesia, a Bali, e fa visita ad uno Shamano. Egli, attraverso la lettura della sua mano, le racconta la sua vita, presente e futura, e la invita a tornare da lui dopo un anno. Di ritorno a New York e stanca del suo matrimonio oltre che della sua vita, pur consapevole di essersela creata da sola, Liz decide di divorziare dal marito, molto innamorato di lei, ma anch’egli arrivato al limite. Dopo questa dura decisione la giovane donna incontra David, un giovane attore che la fa avvicinare al mondo della meditazione ed alla sua Guru indiana. Per un breve periodo Liz crede di aver trovato la pace, ma questo idilliaco periodo non dura molto ed alla fine i due si lasciano. Così Liz decide di prendersi un anno sabbatico per visitare alcuni dei suoi posti preferiti: l’Italia prima di tutto, per il suo cibo; l’India, per avvicinarsi alla sua Guro; e l’Indonesia, per ritrovare il suo amico Shamano.

A Roma Liz incontra una ragazza svedese che le fa conoscere Giovanni, un ragazzo romano che le fa da cicerone e la inizia al dolce far nulla italiano oltre che al buon cibo. Qui Liz impara a godersi la vita e si avvicina al piacere, cosa che gli americani non sanno fare, a detta di Giulio, un amico di Giovanni, molto più che buongustaio. Tutto ciò aiuta Liz a pensare a cose positive, come al buon cibo ed agli amici, ma spesso il pensiero della separazione con David ed il suo divorzio, tornano a tormentarla. La visita dell’Augusteo la fa riflettere sulla sua relazione con David, il quale verso la fine del loro rapporto le aveva detto che per lui era meglio stare insieme anche se infelici piuttosto che non stare insieme per niente. Ma Liz, proprio in questo sacro luogo di Roma, oramai in decadenza, capisce che bisogna distruggersi per potersi migliorare ed evolversi, per cui scrive a David una mail ed in qualche modo sembra archiviare il passato con lui.

In India, invece, tra il poco tempo a disposizione ed il suo nuovo amico Richard, un uomo di mezza età che la punzecchia e le dice come comportarsi, Liz ha poco tempo per rimuginare al suo passato. Qui il suo livello di meditazione si innalza esponenzialmente, anche se all’inizio non ha pochi problemi. Ma grazie anche al suo amico Richard Liz riesce a trovare la pace interiore e a perdonarsi: perdona suo marito, ma soprattutto se stessa. Un giorno David la chiama al templio e i due si congedano per sempre, in armonia e senza rimpianti.

Così Liz è pronta per tornare in Indonesia dal suo amico Shamano. Qui egli le chiede di trascrivere tutti gli antichi libri che possiede, tramandati da generazioni, che raccolgono tutto il suo sapere. Un giorno Liz in giro in bicicletta viene investita da un uomo brasiliano, Felipe. I due si rivedono la sera in un locale, anche se Liz balla tutto il tempo con un altro ragazzo, ma Felipe non molla ed alla fine riesce ad averla tutta per sé, anche se troppo sbronza la ragazza si addormenta in macchina, durante il tragitto per tornare a casa. Felipe torna il mattino dopo con un rimedio di erbe per Liz, e i due così iniziano una storia. Liz continua a lavorare per lo Shamano, a meditare e a frequentare una madre single e divorziata, mal vista nel posto, ma un ottima curatrice, ed inoltre inizia a conoscere Felipe. Egli è un gran tenerone, ed è già padre di due figli già grandi che vivono in Australia. Liz è molto presa da Felipe ma ha anche molta paura, ed a un certo punta la loro relazione sembra arrivare alla fine proprio a causa sua, ma il suo amico Shamano le farà capire l’importanza di perdere se stessi per l’amore, e così Liz capisce che non si può vivere senza rischiare per l’amore.

Splendida Julia, accompagnata da James Franco e Javier Bardem, con Richard Jenkis e Billy Crudup. Bellissime location, fra Roma e Napoli, Calcutta e Bali, delle fotografie del mondo veramente incantevoli. Un film femminile forse, sentimentale, certo, ma anche molto spirituale, alla scoperta di noi stessi.

Buona visione e.. tenete gli occhi aperti!

Snatch (2000) – 19 ottobre 2014 su MTv alle 21:10

Il regista inglese Guy Ritchie ne ha fatte di cavolate nella sua vita, ma Snatch non è assolutamente fra queste. Se non il suo film migliore rientra però di diritto nella Top 3 insieme a RockNRolla e Revolver. Si tratta di una black comedy d’azione ambientata in una Londra fatta di boss della mala senza scrupoli, di finti ebrei venditori di gioielli, di zingari con il pallino degli affari e di pivelli che fanno sempre un passo più lungo della gamba.

Il film ci viene narrato da Turco, un impresario di boxe clandestina che dirige i suoi affari da una roulotte. Ed è proprio a causa della sua roulotte decadente che tutta la vicenda ha inizio. Difatti egli necessita di una roulotte nuova, manda così il suo fidato aiutante, Tommy, a contrattare con gli zingari la vendita di una nuova roulotte a poco prezzo. Così Tommy conosce Mickey, uno zingaro di origini irlandesi, la cui lingua non ha nulla a che fare con l’inglese per cui la stragrande maggioranza delle volte nessuno riesce a comprenderlo, se non i suoi amici del campo nomadi. Tommy, molto ingenuo ma con uno spirito da gradasso, ha portato con sè il pugile del Turco, George Meraviglia e la cosa non è andata a genio agli zingari, che decidono così di truffare i due che per riavere i soldi rubati decidono di inscenare un duello di boxe fra George e Mickey. Quest’ultimo è un mingherlino e vicino a George non sembra arrivare nemmeno alla metà della sua massa muscolare, così Tommy si sente tranquillo nella scommessa, ma il piccoletto ha fatto male i conti e Mickey si rivela per quello che è: uno zingaro molto incazzato che sa prendere un sacco di botte senza nemmeno un lamento ma quando vuole sa stendere un gigante come George con un solo gancio destro. Il Turco è ovviamente furioso con Tommy che ha perso i soldi e non ha nemmeno recuperato una roulotte, e come se non bastasse ha fatto andare k.o. il suo pugile due giorni prima di un incorno. Incontro che il Turco aveva organizzato con un potente boss della mala, Testarossa, famoso per il modo in cui fa sparire i corpi delle sue vittime: facendoli mangiare dai suoi maiali. Testarossa non rimane per niente entusiasta alla notizia della disavventura del pugile, ma il Turco riesce a convincere Mickey a combattere al posto del suo pugile, cosa che non va troppo a genio al boss che per pareggiare i conti decide di truccare la gara ordinando al Turco di far andare k.o. lo zingaro al quarto round.

Si intreccia alle vicende del Turco e di Mickey la rapina di un diamante esageratamente grosso ad Anversa. Frankie quattro dita, con l’aiuto di alcuni amici russi, riesce ad accaparrarsi l’enorme pietra ed altri preziosi e si dirige a Londra per rivenderli, ma prima, indirizzato da un amico russo, si reca da Boris per acquistare una pistola. Boris è in realtà in affari con l’amico russo di Frankie per rubargli il diamante e sapendo della sua passione per il gioco d’azzardo gli chiede, in cambio di una pistola, di andare a fargli una puntata. Così, al banco dei pegni, Boris invia Sol con due suoi colleghi per fare una rapina con l’intenzione di derubare Frankie. I tre però sono alquanto inesperti e arrivati al banco dei pegni scoprono in primis che non c’è nessun incasso perchè le scommesse sono state interrotte e poi che Quattro dita non è ancora arrivato per scommettere. Fortunatamente riescono però a rapirlo e quando Boris arriva da loro lo uccide perchè Sol ha fatto il suo nome e il russo non voleva che Frankie capisse che il colpo era stato escogitato dai russi. I tre pivelli ricattano il russo perchè hanno scoperto che nella valigetta di Frankie c’è l’enorme diamante di cui ora loro pretendono la metà del valore, ma Boris ovviamente non ci sta e fugge con il diamante. Poco dopo arriva Testarossa, che è il proprietario del banco dei pegni rapinato dai tre, e vuole ucciderli, ma Sol riesce ad ottenere un paio di giorni per recuperare il diamante per Testarossa.

Sulle tracce del diamante si trova anche Avi, cugino del finto ebreo gioielliere, che insieme a Tony, un sicario, riesce a rintracciare Boris. I tre vengono raggiunti da Sol e il suo compare e la zuffa finisce con la morte di Boris e il diamante nelle mani di Sol, che poco dopo viene raggiunto da Avi e Tony. Insomma tutti vogliono quel gigantesco diamante, ma alla fine finisce nelle fauci di un cane che gli zingari avevano regalato al compare di Sol dopo uno scambio. Il piccolo dopo aver ingoiato il diamante scappa ed il compare di Sol pensa sia tornato al campo nomadi. Avi ne ha abbastanza di Londra, anche perchè con la speranza di fermare il cane ha involontariamente ucciso Tony.

Intanto il Turco è alle prese con Mickey che non ne ha voluto sapere di finire al tappeto al quarto round, così Testarossa ha bruciato la roulotte della madre di Mickey mentre lei vi stava dormendo dentro. Mickey è sconvolto ma ancora di più è incazzato, così decide di combattere di nuovo ma anche questa volta le cose non vanno come devono andare: Mickey non reagisce ai colpi subiti e non tenta di rispondere, fa capire a tutti che il match è truccato, ed alla fine stende anche questo nuovo avversario facendo infuriare Testarossa, che aveva già appostato un bel pò dei suoi uomini al campo nomadi proprio in questa eventualità, per fare fuori tutti. Ma nessuno però aveva fatto i conti con Mickey: egli infatti aveva un giro di scommesse fuori da quelle del Turco e di Testarossa, per questo ha sempre vinto nei vari incontri ed inoltre i suoi erano appostati contro gli uomini appostati a loro volta nel campo nomadi, così che hanno fatto una strage di uomini di Testarossa, il quale viene fatto fuori a sua volta.

Alla fine Mickey e i suoi scappano con i soldi delle scommesse del match; Sol e il suo compare vengono arrestati dopo che i cadaveri di Tony e dell’altro loro socio vengono ritrovati nel bagagliaio della loro auto dia poliziotti nei pressi del campo nomadi; che è dove si trovano anche Tommy e il Turco, i quali si accorgono che gli zingari se la sono data a gambe con il malloppo, ma anche loro non rimangono a mani vuote, difatti ritrovano il cane smarrito dal compare di Sol, proprio quel cane che aveva inghiottito il diamante.

Così si torna alla scena iniziale del film, dove il Turco aveva iniziato a narrarci tutta questa contorta vicenda, che lo ha portato dal finto ebreo per vendergli il gigantesco diamante.

Fuori da ogni ordinaria immaginazione, contorto eppure alla fine così lineare e comprensivo, questo capolavoro della black comedy vi sorprenderà per la sua irriverenza e la sua schiettezza.

Buona visione e.. tenete gli occhi aperti!

La vie en rose (2007) – 4 ottobre 2014 su La7D alle 21:10

Un’interpretazione da Oscar, che, stranamente, l’Oscar lo ha ricevuto. In questo film biografico l’attrice francese Marion Cotillard, grazie sicuramente all’intervento dei make up artist e degli addetti agli effetti speciali, ma molto anche grazie alla sua capacità di immedesimazione, è riuscita a riportare in vita una delle icone francesi di tutti i tempi ed una delle cantanti più affascinanti di sempre: Edith Piaf. Seppure scontratasi numerosamente con eventi travagliati e dolori incommensurabili, sia spirituali che fisici, la cantante francese è riuscita sempre e comunque ad andare avanti, grazie anche ad il sostegno di numerosi amici ed appassionati, affascinati da una voce e da uno charme ineguagliabili. Nata in miseria, senza una madre e con un padre sempre assente ed interessato esclusivamente agli affari, la piccola Edith fin da piccola ha imparato a sostentarsi da sola, e dopo aver scoperto il suo talento canoro è riuscita furbamente, ma anche grazie ad una buona dose di fortuna, a fare della sua più grande doto il suo lavoro. Grandissima figura iconica degli anni Trenta in Europa, ma via via in tutto il mondo, fino all’America, la Piaf è oramai divenuta un vero e proprio simbolo della Francia, lei come le sue canzoni, prima fra tutte La vie en rose, suo capolavoro oramai divenuto inno internazionale.

Olivier Dahan, regista del più recente Grace di Monaco, è riuscito appieno a ricostruire la storia della cantante, anche se non ha scelto una via cronologica per narrare gli eventi più importanti della Piaf, ha comunque creato una storia consequenziale i cui avvenimenti sono un susseguirsi di effetti scaturiti da cause precise, e sono affiancati dalle sue canzoni più famose e più significative. E’ vero che molti avvenimenti significativi della cantante sono stati omessi, come tutto il periodo della seconda guerra mondiale e molte delle sue collaborazioni musicali e delle sue storie amorose non sono state nemmeno menzionate. Ad ogni modo il film è molto ben costituito e, seppure con alcune mancanze, riesce a trasmettere appieno la storia travagliata di uno donna così tanto affascinante eppure molto spesso scontrosa e odiosa. Molto spazio si è dato alla sua malattia aggravata dalla forte depressione che ha colpito la cantante dopo la morte del suo amato Marcel Cerdan. La Piaf difatti ha sempre sofferto di reumatismi deformanti e per questo è sempre stata sotto farmaci potenti fino ad arrivare all’uso della morfina, dalla quale è divenuto dipendente. Il dolore è protagonista di questo film biografico veramente unico, ben contestualizzato, ben recitato, scenografato e sceneggiato. Un ottimo esempio di biopic, arricchito da un’interpretazione da brividi di una Marion Cotillard quasi inquietante per la sua somiglianza così precisa della cantante francese, le cui parti ha rivestito dai suoi primi 17 anni fino alla vecchiaia e la morte. Una nota molto positiva anche alla colonna sonora, ovviamente costituita per quasi la sua interezza da pezzi della Piaf, ma riadattati, ricantati e riarrangiati appositamente per il film.

Il film inizia con una piccolissima Edith abbandonata dalla madre, la quale vuole intraprendere la carriera dell’artista, il padre, di ritorno dalla trincea decide di lasciare la figlia alla nonna paterna, direttrice di un bordello, luogo che gli sembra più appropriato rispetto alla vita da circo che lui, come acrobata, ha sempre apprezzato. Nel bordello tutte le ragazze iniziano ad affezionarsi alla piccola intrusa, ed appena la bambina si ammala e sta per perdere la vista le ragazza la accompagnano in pellegrinaggio da Santa Teresa, grazie al quale la bambina guarisce appieno e torna a vedere. Dopo alcuni anni il padre, senza lavoro, torna a riprendersi la bambina, oramai molto più che affezionata alle ragazze del bordello. Una separazione veramente difficile per la piccola, la quale viene subito sfruttata dal padre per riuscire a racimolare dei soldi per strada facendo dei piccoli spettacoli.

Un giorno, uno spettatore incuriosito dalla bambina, chiede se anche lei è parte dello spettacolo, il padre non sa cosa rispondere, ma per non fare andar via gli spettatori fa cantare Edith, che propone agli spettatori l’unica canzone che conosce La marsigliese. E’ l’inizio della “carriera” musicale della Piaf, che decide così di procurarsi il cibo cantando per strada. Difatti la ritroviamo molti anni dopo, oramai è una ragazza, a cantare per strada con la sua amica Momone. Un giorno la sente cantare un noto impresario musicale che la invita nel suo club quella sera per un provino. Si tratta di Louis Lepleé che diventerà il suo primo impresario e l’uomo che la soprannominò Piaf, passerotto, a causa del minuto fisico della cantante.

Un evento tragico, Louis viene ritrovato morto, ucciso da un colpo di arma da fuoco, e Edith viene indagata per l’accaduto, così, la sua neonata carriera viene messa a repentaglio. Fortunatamente però un altro impresario, non chè compositore ed insegnante, decide di prenderla sotto la sua custodia e di educarla al canto ed alla performance di fronte al pubblico, cosa che lei non ha mai saputo affrontare nel mondo migliore: innanzitutto le consiglia di sfruttare molto le sue mani, molto pelle ed imponenti, poi passa all’abbigliamento per finire con una severa educazione canora, cosa che alla giovane cantante è sempre mancata.

Oramai cantante di fama mondiale Edith si trova adesso in America, dove incontra Marcel Cerdan, un pugile di fama, il quale si innamora perdutamente, e ricambiato, della cantante. Un amore proibito, a causa del matrimonio di Marcel, ma che i due non riescono e non vogliono impedire. La vita della cantante inizia così a girare intorno a Marcel, ma un altro evento tragico è dietro l’angolo, Marcel Cerdan muore in un incidente aereo pochi anni dopo, lasciando la cantante distrutta e in uno stato di depressione inarrestabile. Il dolore spirituale si unisce al dolore fisico e qui il regista spezza la narrazione cronologica unendo diversi flashback della vita di Edith, tra vecchiaia e giovinezza entrambe caratterizzate da forti attacchi di artrite che hanno spesso impedito alla cantante di fare ciò che più le veniva meglio, ciò che la faceva andare avanti, cantare.

Uniti a questi flashback della vita della cantante, con i quali il regista ci mostra la vita disastrata della cantante, sia a causa della sua malattia, ma ancora di più della sua dipendenza da farmaci, ormai una vera e propria droga, il regista ci mostra anche dei frammenti di vita importantissimi per la cantate. Come il giorno in cui un giovane militare pretende di incontrarla per mostrarle una canzone da lui composta proprio per la Piaf, e che dopo insistenza riesce a presentare alla cantante: si tratta di uno dei suoi futuri successi, Non, je ne regrette rien. Oltre ad avergli regalato un successo quel giovane le diede la forza di tornare ai suoi concerti, in modo da superare anche la sua malattia.

E’ porprio questa canzone il brano con il quale la cantante vuole iniziare il concerto del suo ritorno in scena dopo molti anni di lontananza dal palcoscenico, e frammenti di questa serata accompagnano altri flashback della Piaf, tra cui una intervista con una giovane donna in riva al mare, fino agli ultimi ricordi di vita, quando a 47 anni la cantante ne dimostrava 80, incapace di muoversi e di ricordarsi le cose. Ma piuttosto che terminare con la sua morte il film termina magistralmente con la sua ultima performance di Non, je ne regrette rien, quelal performance che ha faticato ad arrivare, ma che alla fine l’artista è riuscita a terminare affascinando il pubblico di spettatori a teatro ed il pubblico dello stesso film.

Da brividi.

Settimana dal 22 al 26 settembre 2014

Due film biografici, due film tratti da romanzi ed un film drammatico con Michael Douglas compongono il palinsesto di questa penultima settimana di settembre.

Lunedì – About a boy (2002) film dei fratelli Weitz tratto dal romanzo di Nick Hornby. L’inglesissimo Hugh Grant interpreta Will, un ricco single londinese che non ha bisogno di lavorare, ma che vive di rendita grazie ai diritti su una famosa canzone natalizia scritta da suo padre molti anni prima. Come ogni ricco nulla facente che si rispetti, Will intraprende numerose relazioni sentimentali arrivando a capire che l’ambiente della madri single fa al caso suo, dal momento l’impegno dei figli le porta sempre a chiudere le relazioni prima che diventino serie, proprio quello che va cercando Will. Per avvicinare queste donne egli inizia a seguire un gruppo di sostegno per genitori single fingendo di avere un bambino piccolo. Qui incontra una giovane donna molto attraente che è però amica di una donna molto depressa, madre di un ragazzino preso di mira dai bulli della scuola. Marcus, così si chiama il ragazzo, ha molti complessi causati principalmente dalla madre malata, che varie volte ha tentato il suicidio. Pur non sapendo nemmeno da che parte iniziare Will, suo malgrado, inizia a diventare parte della vita del ragazzo, e vice versa, e i due riusciranno a cambiarsi per il meglio aiutandosi l’un l’altro. Una commedia drammatica inglese oramai diventata un cult.

Martedì – Seraphine (2008) Primo film biografico di questa settimana, questa pellicola francese narra la vera storia di Seraphine de Senlis, una pittrice naif francese che utilizzava per i suoi dipinti materiale di ogni tipo, terra, fiori, sangue.. Seppure proveniente da una famiglia molto povera e seppure lavorando come sguattera per tutta la sua vita, la passione per l’arte non è mai stata abbandonata dalla donna, che nel 1912 fu scoperta da un noto critico d’arte il quale divenne il suo mecenate. Questo film segue le vicende della sua vita basata principalmente sul suo lavoro di domestica e dalle sue consuete passeggiate che da casa sua la portavano al lavoro, durante le quale riusciva a recuperare i diversi materiali che poi utilizzava nei suoi quadri. L’incontro con il critico d’arte tedesco Uhde cambia la vita della donna ma purtroppo quella fortuna non dura per molto, dopo la prima guerra mondiale, infatti, arriva anche la grande depressione, e l’uomo non ha più le possibilità di vendere i quadri della donna che a causa della malattia mentale viene fatta rinchiudere in manicomio. Ma Uhde continua a seguire le cure della donna e alcuni anni dopo riesce anche a vendere alcuni dei suoi quadri, ma la fama vera per Seraphine arriva solo dopo la sua morte.

Mercoledì – Revolutionary Road (2008) Secondo film della settimana basato su di un romanzo e trasportato al cinema da Sam Mandes, ex marito della protagonista Kate Winslet che torna sul grande schermo con il suo compagno di fama, Leonardo Di Caprio. Il film racconta la falsa vita di una famiglia americana della classe media, che difronte ai vicini e agli amici mostra il suo lato migliore di famiglia perfetta, ma che nasconde non pochi segreti. Il marito tradisce costantemente la moglie, la quale finge sempre che tutto vada per il meglio, ma sa tutto della seconda vita del marito. L’infelicità è reciproca e la terza gravidanza della moglie complica le cose: da un lato April vuole abortire, dall’altro Frank non ne vuole nemmeno sentire parlare. Ma l’infelicità della donna la confonde e dopo aver tradito il marito, impulsivamente, con un vicino di casa, la donna pur continuando a fingere di stare bene decide di farla finita e si toglie la vita. Un mondo ipocrita, quello dell’America degli anni Cinquanta, che opprime le persone nel tentativo di omologarle a degli standard disumani, ecco il vero protagonista di questo film così struggente e drammatico, magistralmente diretto ed interpretato egregiamente da due fra i migliori attori dei nostri tempi.

Giovedì – Un giorno di ordinaria follia (1993) E’ vero, Joel Schumacher ci ha regalato orrori come Batman forever o peggio Batman & Robin, ma la sua poliedricità gli ha permesso di dar vita anche a film straordinariamente intramontabili, e questo è un evergreen col botto. Tra l’altro uno dei pochi film stranieri ad avere un titolo italiano migliore dell’originale. Michael Douglas è Bill, un uomo ordinario, con un lavoro ordinario e una famiglia ordinaria, che durante un’ordinaria giornata va in escandescenza e tutti i suoi problemi mai affrontati gli si ripropongono tutti in una volta e lo portano ad un esaurimento. Bill non ha più un lavoro perchè è stato considerato inutile, e non ha più famiglia perchè la moglie lo crede pericoloso per se e per la figlia. Ma cosa avrà di così pericoloso un uomo così ordinario? E’ proprio quello che racconta questo film, che segue le vicende di questa spettacolare giornata di ordinaria follia durante la quale un uomo comune metterà sotto sopra un intera città.

Venerdì – De-Lovely (2004) Film biografico sulla non ordinaria vita del compositore americano Cole Porter, incentrato prevalentemente sulla sua ancora meno ordinaria vita sentimentale. Egli infatti fu noto per le sue scappatelle omosessuali, ma la pellicola si sofferma molto di più sul bellissimo rapporto che l’uomo ha avuto con sua moglie, Linda, la quale ha sempre saputo tutto di lui, ma che non ha mai potuto fare a meno di amarlo. Un bel film biografico e musicale, per gli appassionati della musica “come una volta”.

Una bella selezione di film davvero imperdibili.

Buona visione e.. tenete gli occhi aperti!

Fargo (1996) – 16 settembre 2014 su LaEffe alle 21:10

Il cinema dei fratelli Coen è un vero e proprio ibrido a cavallo fra cinema d’autore e cinema di generi, ma sia i due registi che i loro film fuggono qualsiasi etichetta. Del resto è veramente difficile etichettare con un solo genere uno qualsiasi dei loro film, che si trovano sempre in bilico fra comicità e dramma. Lo stesso vale per questo capolavoro del 1996, che ha anche ispirato una recentissima serie tv e che è valso alla protagonista Francis McDormand il premio Oscar come migliore attrice protagonista.

L’ambientazione è la bianchissima e desolatissima periferia del Minnesota, dove pullulano paesini nei quali tutti si conoscono e tutti sanno i fatti degli altri, circondati da vastissimi campi perennemente innevati e da una desolazione infinita. In un bar per camionisti di Fargo Jerry, uno squattrinato rivenditore di auto, si incontra con due malviventi, uno dei quali gli è stato suggerito da un meccanico della sua officina. Egli ha in mente di far rapire la moglie, il cui padre è molto ricco, ma che detesta il genero e al quale non darebbe nemmeno un centesimo, in modo da dividere con i rapitori il riscatto. I due malviventi sono interdetti dal piano, ma alla fine accettano. Tornato a casa scopre che il suocero si fermerà a cena così ne approfitta per parlargli di un affare che secondo lui può funzionare, ma il suocero lo zittisce in malo modo dicendo di dover parlare con il suo contabile di queste cose. Il mattino seguente riceve una telefonata dal suocero riguardo all’affare ed arrivato nel suo ufficio i due parlano con il contabile, molto entusiasta. Ma il suocero ed il contabile non hanno capito l’intenzione di Jerry, cioè di ottenere dal suocere i soldi per acquistare lui quel terreno, mentre il suocero pensava di dargli solo una percentuale per l’ideazione dell’affare. Così Jerry capisce che suo suocero non ha la minima fiducia in lui ed è sempre più propenso ad ingannarlo con il suo piano del rapimento.

E così lo stesso giorno di ritorno a casa non trova più la moglie, che rimasta sola in casa è stata aggredita dai due malviventi. I due uomini sono molto diversi l’uno dall’altro e si intuiscono già alcuni diverbi fra i due. Difatti seppure uno crede di essere il capo, il secondo, quello più taciturno, è in realtà quello che prende in mano la situazione. Come quando i due vengono fermati da un poliziotto perchè la lor macchina non ha la targa, qui è il taciturno che per sistemare la questione ammazza il poliziotto a sangue freddo, e rincorre due giovani che passando per strada hanno visto l’accaduto e li uccide senza pensarci su.

Questi tre omicidi rendo tutto più difficile, perchè adesso sulle tracce dei due malviventi, ed anche di Jerry, c’è il capitano della polizia locale, Marge, una donna perspicace e testarda, in cinta di 7 mesi. La donna si mette subito all’opera e scopre che i due malviventi hanno chiamato in officina da Jerry per parlare con il meccanico che aveva dato al suo capo il nome di Carl, il malvivente ingaggiato per il rapimento. Shep, così si chiama il meccanico, ha già scontato diverse condanne per droga, così Marge gli fa pressione per avere qualche informazione su Carl e il suo complice, ma lui non parla e così viene rispedito in prigione, ma prima passa da Carl a malmenarlo per l’accaduto. Così Carl chiama Jerry e gli fa pressione per avere il riscatto, però all’appuntamento si presenta il suocero e tutto va storto, i due si sparano a vicenda, ma il vecchio rimane ucciso mentre Carl ha solo un graffio alla mandibola. Controllando poi i soldi scopre che sono molto più di quelli pattuiti, difatti Jerry voleva ingannarli ed aveva infatti riferito al suocero che per il riscatto i due malviventi volevano 1 milione di dollari, non 80 mila.

Carl seppellisce i soldi in più e torna dal suo complice con i soli 80 mila dollari, ma il suo amico non ce la fa più a sopportarlo così lo aggredisce. Intanto Marge dopo essere tornata a parlare da Jerry che l’ha ingannata ed è fuggito, sta facendo un giro intorno alla zona del lago, dove si presume debbano essere i due malviventi, e vi trova la macchina che stava cercando. Così arriva nella casa dove Carl ed il suo complice avevano portato la moglie di Jerry e trova il complice di Carl alle prese con un trita legna, che sta usando per sbarazzarsi del cadavere di Carl. Marge riesce a catturarlo e ad arrestarlo ed alla fine anche Jerry viene arrestato, ma a nessuno rimane niente alla fine: Marge è vero che ha arrestato gli assassini che stava cercando, ma non riesce a capire il motivo di tutte quelle morti, è possibile che si uccida della gente solo per 80 mila dollari? Jerry, che ingenuamente credeva di poter risolvere i suoi innumerevoli problemi finanziari con un rapimento senza spargimento di sangue, ha fatto morire sue moglie, a lasciato orfano suo figlio ed è finito in prigione; Carl che voleva fare il furbo con il suo complice è finito triturato ed il suo complice è finito in carcere.

All’inizio del film una scritta dichiara che i fatti sono realmente accaduti, scritta che però viene smentita da una frase alla fine dei titoli di coda che dice “Le persone e gli eventi rappresentati da questa produzione sono fittizi”. I fratelli Coen hanno spiegato che hanno fatto numerose ricerche per scrivere il soggetto del film, che è quindi basato su fatti realmente accaduti, ma in generale ed in particolare in questo film i due non sono interessati alla fedeltà alla realtà, ma utilizzare come base storie realmente accadute permette ai registi di rappresentare al cinema cose che il pubblico non accetterebbe mai sapendo che non sono in realtà accadute. Reale oppure fittizia la sceneggiatura del film è del tutto innovativa e veramente intrigante, con una rappresentazione della violenza cruda e senza abbellimenti che rende tutto il film molto più che reale. Questa crudeltà unita ai dialoghi a primo acchito inutili fra i personaggi, come i botta e risposta sulle vite private di Marge ed il marito, rendono il film una sorta di sipario sulla vita reale, ci fanno sembrare quello che stiamo vedendo non solo possibile, ma già capitato. Qualcosa che solo la maestria dei Coen sa rendere così sottilmente.

Buona visione e.. tenete gli occhi aperti!

Man on fire (2004) – 6 settembre 2014 su Rete 4 alle 21:30

Il compianto fratello del regista Ridley Scott, Tony, seppure sotto l’ombra degli enormi successi del fratello, è riuscito anche lui ad intaccare la storia del cinema, con numerosi capolavori cinematografici: Top Gun, Spy Game, Domino, Deja vu.. E questo remake tratto da un romanzo non è da meno.

In America Latina ogni ora una persona viene sequestrata e nel 70% dei casi non torna dalla sua famiglia, ma viene brutalmente uccisa. A Città del Messico la situazione va di male in peggio, ci sono stati 24 rapimenti in 6 giorni, e nell’elite degli uomini più ricchi della città nessuno può permettersi un’assicurazione senza avere almeno una guardia del corpo. E’ così che si incontrano i destini dell’ex marine John Creasy e della piccola Pita Ramos, l’unica figlia del giovane rampollo Samuel Ramos, che oramai quasi in rovina non può permettersi una guardia del corpo decente, e Creasy fa al caso suo, dato che oramai è divenuto un ubriacone senza possibilità di lavoro. Se prima riluttante a diventare una guardia del corpo, perchè incapace di avere dei rapporti umani con chi che sia, alla fine Casey accetta il suggerimento del suo vecchio amico e compagno d’armi Paul.

Il vero compito per Creasy sarà quello di scortare la piccola Pita, accompagnarla a scuola e seguirla dappertutto fuori casa. La bambina si affeziona subito alla sua guardia del copro, perchè intuisce che l’uomo è molto triste e solo. Infatti Creasy è tormentato dagli orrori che è stato costretto a fare durante la guerra ed un giorno, dopo essere stato molto duro con la bambina, prova a suicidarsi sparandosi in tempia, ma il proiettile fa cilecca e Creasy capisce che è destino che lui viva. Con l’aiuto della piccola Pita, sempre più affezionata a lui, egli inizia a smettere di bere e riprende a leggere la bibbia, si affeziona anche lui alla bambina ed inizia a seguirla come se fosse suo padre, aiutandola perfino a vincere una gara di nuoto. Pita si innamora follemente del nuoto e chiede al padre di smettere con le lezioni di piano e di iniziare seriamente con il nuoto, ma il padre è irremovibile, c’è un noto maestro di piano che ha deciso di darle lezione, non si può rifiutare una proposta simile.

Ma il primo giorno di lezione Creasy, aspettando la piccola Pita, intuisce che c’è qualcosa che non va, delle auto della polizia hanno chiuso la strada ed una macchina sospetta, che la guardia del corpo aveva già visto pedinare la macchina dei Ramos, è nei paraggi. Stanno aspettando l’uscita della piccola Pita, la vogliono sequestrare. Così Creasy tenta di far fuggire Pita, ma la bambina vedendo il suo amico in difficoltà torna da lui, oramai ferito a morte, e viene così catturata. Nella sparatoria Creasy ha ucciso due agenti di polizia e così viene accusato di essere complice del rapimento della bambina, ma ci sono due giornalisti che non credo a nulla di ciò che dice il capo della polizia, in realtà quegli agenti erano fuori servizio e non avrebbero dovuto essere su una macchina della polizia e soprattutto in divisa. Quei poliziotti erano in realtà corrotti, come la stra grande maggioranza della polizia locale, che appoggia e sostiene il business dei rapimenti di persona.

Una volta ripreso conoscenza, e ritrovandosi in un canile, Creasy viene accolto dall’amico Paul che gli spiega la situazione, i due giornalisti hanno preferito portarlo via dall’ospedale perchè chi uccide i poliziotti corrotti non ha una lunga vita in Messico. Il redivivo Creasy viene a conoscenza del fatto che il signor Ramos, nel tentativo di effettuare lo scambio della figlia con i soldi richiesti, ha messo in mezzo la polizia e cos’ i rapitori non hanno più restituito la piccola Pita alla madre disperata, ed oramai si crede sia morta. Così Creasy giura vendetta per la bambina ed inizia una spietata caccia all’uomo partendo dai più miseri lecca piedi dei rapitori fino ad arrivare ai piani alti della malavita messicana, ma non solo la mala è immischiata nella vicenda, Creasy scopre che anche se i poliziotti corrotti hanno rubato i soldi dello scambio, nei sacchi c’era poco meno della metà di soldi veri, gli altri sono stati rubati dall’avvocato dei Ramos e da Ramos stesso. Difatti l’uomo aveva organizzato il sequestro della figlia per rubare così i soldi dell’assicurazione, difronte alla rivelazione la moglie vuole vedere il marito morto, ma Creasy gli da la sua pistola scarica ed il proiettile che con lui ha fatto cilecca, e Ramos si suicida.

Il quadro è ora completo, ma per riuscire a soddisfare la sua sete di vendetta Creasy deve ancora uccidere una persona, La voce, un uomo che è il vero mandante dei rapimenti. Riesce a scovarlo utilizzando la sua ex moglie e suo fratello come cavie, ma egli confessa a Creasy che la bambina, Pita, è ancora viva, e in cambio vuole la sua vita. Così Creasy organizza la scambio ed avvisa la signora Ramos e riesce a riportare a casa la piccola Pita, anche se lui, purtroppo, a casa non ci andrà.

Un bellissimo thriller dallo sfondo sentimentale interpretato egregiamente dal veterano Denzel Washington e dalla giovanissima Dakota Fanning, con il supporto di attori del calibro di Christopher Walken, Giancarlo Giannini, Mickey Rourke e Radha Mitchell. Una pellicola che ci trasporta alla perfezione all’interno di una realtà a noi così ignota: il Messico. Da non perdere.

Buona visione e.. tenete gli occhi aperti!

Good Morning, Vietnam (1987) – 2 settembre 2014 su RaiMovie alle 21:15

Dopo la tragica scomparsa di uno degli attori più coinvolgenti degli ultimi trentanni, Robin Williams, molte sono state le programmazioni a lui dedicate, ma, almeno in Italia, questo capolavoro di Barry Levinson mancava. Forse uno dei film di Williams meno conosciuti dai suoi fan più giovani e sfegatati, che lo hanno visto nei panni del bambino catapultato nella giungla da un giocattolo stravagante, del vecchio Peter Pan trascinato nuovamente all’isola che non c’è, del padre così legato ai suoi figli da travestirsi da donna pur di rivederli, del robot che diventa un uomo, e via di seguito… Il quinto film del regista statunitense non è il primo lungometraggio per Williams, ma è il film con il quale è arrivato alla notorietà. Di recente entrato a far parte delle 100 commedie migliori di sempre, il film è basato su fatti realmente accaduti, ma la comicità e le battute del protagonista sono tutte nate dal genio di Williams, il quale è stato incitato, anche dal testo molto libero, all’improvvisazione.

Adrian Cronauer è un disc jokey dell’Aviazione degli Stati Uniti d’America che viene trasferito da Creta al Vietnam, per risollevare la situazione della stazione radio dell’esercito. Con i suoi modi espansivi ed irriverenti riesce a stupire tutti, sia in bene che in male, ma la sua trasmissione a base di rock, completamente differente dalle ufficiose e molto poco divertenti altre trasmissioni, entra nel cuore di tutti i soldati, e sembra essere l’unica loro ancora di salvezza per non sprofondare nella depressione di una situazione così atroce come quella da loro vissuta. I suoi superiori non sono, ovviamente, molto d’accordo con il suo modo di fare, ma la sua allegria e comicità riesce a contaggiare tutti in radio. Un giorno Adrian incontra una giovane vietnamita e se ne innamora, così, per riuscire ad avvicinarla, diviene insegnante di inglese in una scuola del luogo, dove conosce e diventa amico del fratellino della giovane. Pian piano egli riesce ad affascinare la giovane vietnamita e ad ottenere un appuntamento con lei, che in Vietnam vuol dire però un appuntamento con tutta la sua famiglia, ma Adrien non si lascia scoraggiare dalle strane usanze dle posto.

Il suo programma in radio è sempre il più atteso ed ascoltato anche perchè, in barba alle regole di censura, Adrian riesce ad ottenere sempre le notizie di prima mano che trasmette ai suoi ascoltatori senza censura alcuna. Un giorno al solito bar, il fratello della giovane innamorata di Adrian lo fa uscire senza spiegazioni e pochi attimi dopo il bar esplode. Questa notizia viene cestinata davanti ai suoi occhi dalla censura della radio, ma davanti al microfono egli non riesce a trattenersi e comunica ugualmente la notizia. Questa è però la goccia che fa traboccare il vaso per i suoi superiori, difatti egli viene sospeso, ed entra nel circolo vizioso che è la dipendenza da alcoll, aggravata dalla mancata riuscita di conquistare la giovane vietnamita di cui è innamorato. Il sostituto di Adrian non è ovviamente in grado di sostituirlo a dovere e i soldati iniziano a sommergere la radio di lettere di protesta, così da convincere i superiori a reinsediare Adrian alla radio, ma egli è troppo depresso e sconcertato, non vuole riprendere il suo posto di disc jokey. Fino a quando, trovatosi in macchina con il suo amico Garlick improvvisa una trasmissione per i soldati dei convogli che circondano la loro macchina, i quali sono dei fan sfegatati di Adrian. Quell’incontro fa capire al soldato di essere molto più che importante per tutti i giovani mandati a combattere un nemico immaginario, è un vero e proprio sostegno morale per loro, così decide di riprendere il suo posto alla radio.

Insieme a Garlick, Adrian vuole andare a intervistare dei soldati sul campo, ma non viene fermato dal suo superiore che è a conoscenza che quella zona è molto pericolosa perchè piena di Vietcong, e del resto quella notizia non la lascia passare nemmeno in radio. Così, senza nessun avviso, i due si ritrovano in una delle zone più pericolose, ed ovviamente tutto va storto, anche se alla fine i due riescono a sfuggire, ma solo grazie all’aiuto del giovane fratello dell’innamorata di Adrian. Al suo ritorno Adrian scopre che in realtà il giovane è uno dei capi dei Vietcong e ciò lo mette in una brutta situazione fra l’esercito, nessuno lo può più proteggere, e a malincuore egli viene costretto ad abbandonare il Vietnam, solo dopo però aver finito la sua ultima trasmissione.

Un bellissimo film sulla guerra in Vietnam, molto diverso dai soliti film sull’argomento, visto da una nuova prospettiva, eppure sempre molto coinvolgente ed efficace. Uno strabiliante Robin Williams, che nel fiore della sua carriera è riuscito a regalarci un personaggio insieme comico e drammatico, come del resto riuscirà a fare in tutti i suoi successivi lavori. Un vero capolavoro, grazie anche al regista Levinson, creatore di capolavori quali Rain Man, Sleepers, L’uomo dell’anno, Piramide di paura, e presente al festival di Venezia di quest’anno con The humbling, con Al Pacino. Good morning, Vietnam è uno di quei film che vanno visti almeno una volta nella vita.

Buon divertimento e.. tenete gli occhi aperti!